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LILT Alezio
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La Consulenza genetica in oncologia
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Gentilissima dottoressa, le scrivo perché ho moltissimi dubbi e molta paura, da un po' di tempo nella mia famiglia si è presentata questa terribile malattia portandosi via due mie zie a me molto care. Oggi mi ritrovo a vedere mia madre e mia cugina lottare contro la stessa malattia, e proprio questo molte volte mi porta a pensare di fare un test genetico. Soprattutto perché sono ossessionata dalla paura che un giorno potrebbe succedere anche a me, anche se adesso ho solo 25 anni. La domanda più frequente che io mi pongo però è: come potrò reagire al risultato di questo test? Potrei ossessionarmi ancora di più? Lei cosa mi consiglierebbe?
(S.M.)
I criteri per porre il sospetto di una predisposizione genetica sono:
Le domande e le considerazioni della signora S.M. condensano la delicata posizione di chi si trovi a vivere in una famiglia dove la patologia tumorale ha interessato diversi suoi membri. In queste circostanze, accanto alle informazioni mediche, è consigliabile l'apporto della psicologia volta ad aiutare e sostenere la persona nelle decisioni che deve assumere e ad affrontare le ripercussioni emotive di ogni fase del processo di consulenza. Il supporto psicologico ha la finalità di rafforzare l'autostima e il senso di controllo, entrambi fortemente intaccati dai contenuti di una comunicazione dove al generico rischio statistico di ammalarsi si sostituisce il proprio e personale rischio concreto di sviluppare il tumore. Le reazioni psicologiche all'esito dei test predittivi si correlano al tipo di personalità e al rischio di malattia comunicato e soggettivamente percepito. In generale, la conoscenza di essere a rischio genetico provoca: timore di ammalarsi, paura a sottoporsi ai protocolli di sorveglianza, paura di trasmettere (o aver già trasmesso) ai figli la mutazione genetica, difficoltà con il partner, compromissione della progettualità. Pure sapere di non essere a rischio ingenera reazioni emotive altamente diversificate e faticose perché, oltre al naturale senso di sollievo, si possono provare intensi sentimenti di colpa verso gli altri congiunti colpiti invece dalla malattia. La valutazione delle reazioni psicologiche deve essere offerta alla persona lungo l'intero percorso clinico, dalla fase decisionale innanzitutto sino ai passaggi susseguenti, siano essi chirurgici che di sorveglianza clinica (periodici e regolari controlli).
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